È un gesto che fuori può sembrare semplice, quasi silenzioso. Dentro, invece, ha un peso e una luce che faccio fatica a spiegare: ciao sono Antonio, oggi ho donato le mie cellule staminali.
Non so a chi siano arrivate. Non conosco il suo nome, la sua età, il suo volto. Non so se sia un bambino, un adulto, una madre, un padre, un figlio, una figlia. So solo che, in qualche luogo, c’è una storia che oggi ha una possibilità in più di continuare.
Mi emoziona pensare che una parte di me stia viaggiando verso qualcuno che lotta, che spera, che resiste, che tornerà a vivere. È un legame invisibile, fatto di fiducia e di umanità pura. Nessuno scambio, nessuna attesa, nessuna esitazione. Solo la scelta consapevole di esserci.
In un mondo in cui spesso si trattiene, in questi mesi ho scelto di dare.
E sento che questo gesto mi ha ricordato quanto siamo profondamente connessi, anche quando restiamo sconosciuti. Buona fortuna e buona vita a te ovunque tu sia!
Un ringraziamento profondo va fatto assolutamente a chi ha permesso che questa cosa andasse a buon fine, persone che dedicano la propria vita a salvare quella degli altri. Ringrazio tutti i medici di Casa Sollievo della Sofferenza che mi hanno seguito, consigliato e hanno dato risposte alle mie domande (e preoccupazioni) sin dal primo giorno, gli infermieri e tutto il personale del centro trasfusionale: gentili, preparati e premurosi.
Vorrei in qualche modo dare un segno di pregio ad Admo e a tutti i suoi volontari, senza il loro aiuto la divulgazione soprattutto tra i più giovani non esisterebbe.
Un consiglio a tutti: tipizzatevi, basta poco, potreste esser quell’uno su centomila che fa la differenza, siate speranza di vita.
Un grazie, quello più importante, va Maria Teresa, mia complice di vita. Senza la sua spinta ed il suo consiglio non mi sarei mai tipizzato e di conseguenza questo giorno non sarebbe mai arrivato.

